Categoria: Affitto breve

  • Imposta di soggiorno

    Imposta di soggiorno

    Cos’è l’imposta di soggiorno?


    L’imposta di soggiorno è un contributo fisso, il cui costo varia da città a città, che ogni ospite deve corrispondere per ogni notte trascorsa in alberghibed and breakfastostelli e campeggi delle principali città non solo dell’Italia, ma anche del resto del mondo. Solitamente si addebita come un extra da aggiungere al costo complessivo della camera e dei servizi offerti durante il soggiorno.

    L’idea della tassa di soggiorno è quella di permettere ai Comuni di utilizzare questi soldi per investire in ambito turistico, serve proprio a finanziare tutti quei servizi come, ad esempio, opere di ristrutturazione e sostentamento della preservazione del patrimonio culturale.


    Quanto costa l’imposta di soggiorno?


    Ad oggi, l’imposta di soggiorno che il turista paga cambia in base alla struttura in cui si risiede. In Italia il contributo per la tassa sul turismo va da 1,00€ a 5,00€ al giorno per persona, da pagare direttamente alla struttura dove si alloggia.
    Sono comunque le singole amministrazioni comunali a stabilire quanto chiedere come tassa di soggiorno e alcune amministrazioni locali hanno deciso di far pagare quest’imposta solo ai turisti che decidono di pernottare in determinati periodi dell’anno.


    Esenzioni per l’imposta di soggiorno?


    Ci sono determinate categorie che sono esentate dal pagamento dell’imposta di soggiorno. Le norme che regolano eventuali esenzioni sono stabilite a livello comunale ma in linea di massima a non dover pagare questo tributo sono:

    • i residenti;
    • i bambini fino ai 10 o ai 14 anni;
    • i disabili;
    • gli accompagnatori di persone disabili o in gravi condizioni di salute;
    • malati e assistenti ai degenti ricoverati presso strutture sanitarie;
    • chi pernotta in ostelli della gioventù;
    • il personale delle Forze Armate;
    • gli autisti di pullman;
    • gli accompagnatori turistici.

    Per richiedere l’esenzione bisogna presentare apposita certificazione medica attestante le generalità del malato o del degente ed il periodo di riferimento delle prestazioni sanitarie o del ricovero.

    L’accompagnatore dovrà inoltre dichiarare che il soggiorno presso la struttura ricettiva è finalizzato all’assistenza sanitaria nei confronti del soggetto degente.

  • Imposta di soggiorno: Diano Marina

    Imposta di soggiorno: Diano Marina

    Dal 7 febbraio 2019 è stata istituita nel Comune di Diano Marina l’imposta di soggiorno e approvato il relativo regolamento. L’imposta deve essere riscossa dai titolari delle strutture turistico ricettive situati sul territorio del Comune di Diano Marina.

    La tassa di soggiorno è applicata esclusivamente per un periodo di sei mesi, dal 1 aprile al 30 settembre.

    L’entrata complessiva dell’imposta è destinata a finanziare interventi in materia di turismo e promozione della città, compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché servizi pubblici locali finalizzati al turismo ed alla cultura, nel rispetto di tutte le clausole e condizioni stabilite dal Patto per lo Sviluppo Strategico del Turismo in Liguria, approvato con Delibera della Giunta Regione Liguria n. 568 del 14/07/2017, al quale il Comune di Diano Marina con la delibera della Giunta Regione Liguria n. 362 del 05/05/2017.


    Tariffe


    Sono esenti:

    1. minori fino al 14° anno di età;
    2. persone che soggiornano in città per sottoporsi a terapie in strutture sanitarie sul territorio genovese e un accompagnatore per paziente;
    3. persone che assistono degenti ricoverati in strutture sanitarie sul territorio comunale, fino a 2 accompagnatori per paziente.

  • Codice identificativo affitti brevi

    Codice identificativo affitti brevi

    Cos’è il Codice Identificativo Regionale


    Il codice identificativo è una sigla alfanumerica che viene rilasciata ed associata ad ogni struttura ricettiva, compresi gli appartamenti ad uso turistico.

    Le strutture contrassegnate entreranno a far parte di una banca dati nazionale usufruibile dagli enti interessati (Agenzia delle Entrate, Comuni…) istituita presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.

    La sigla alfanumerica creata dalla banca dati contiene l’indicazione del tipo di alloggio e della regione o provincia in cui è situato. Nel caso però in cui, dopo l’attribuzione del codice alfanumerico, la regione o la provincia ne adottino uno loro, allora questo prevale su quello generato dalla banca dati.


    Come richiedere il Codice Identificativo Regionale


    Al momento, le regioni dotate di un proprio Codice Identificativo Regionale sono: Lombardia, Puglia, Veneto, Piemonte e Campania.

    Molti aspetti del settore turistico sono di competenza delle regioni, dunque per queste regioni consigliamo di rivolgersi direttamente agli enti preposti della propria regione per ricevere ulteriori informazioni sulle modalità di rilascio del codice identificativo.

    Per tutte quelle regioni in cui non è ancora presente una disciplina locale in materia non resta che attendere, e vedere come (e quando) il codice identificativo affitti brevi verrà regolamentato.

    Multe e sanzioni


    L’obbligo d’indicazione del codice identificativo è entrato in vigore dal 2022.

    Chi non osserverà questo obbligo sarà soggetto alla sanzione pecuniaria minima di 500 euro fino a un massimo di 5000 euro. Sanzione che, in caso di reiterazione della violazione, sarà aumentata del doppio.

    Stando al comma 7, i soggetti coinvolti sono “…titolari delle strutture ricettive, soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e soggetti che gestiscono portali telematici…”.


    Dove scrivere il Codice Identificativo Regionale


    Il codice deve essere individuabile su tutti portali online che mettono in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi, come Airbnb, HomeAway e Booking.com.

    In base all’articolo 13 quater comma 7 della legge 58 del 28 Giugno 2019:

    “… sono tenuti a pubblicare il codice identificativo nelle comunicazioni inerenti all’offerta e alla promozione”.

    Perciò quando viene commercializzato, pubblicizzato o promosso un immobile turistico, non esiste un campo dedicato dove inserire il codice purché sia visibile.


  • Imposta di soggiorno: responsabile il gestore della struttura ricettiva

    Imposta di soggiorno: responsabile il gestore della struttura ricettiva

    L’art. 180 D.L. 34/2020 ha previsto l’inserimento del comma 1-ter all’art. 4 D.Lgs. 23/2011, secondo il quale il gestore della struttura ricettiva è responsabile del pagamento dell’imposta di soggiorno con diritto di rivalsa sui soggetti passivi, con conseguente modifica del rapporto gestore-ente pubblico e diverso regime di responsabilità del gestore.

    Con la modifica normativa si è attribuita la qualifica soggettiva di responsabile di imposta al gestore della struttura ricettiva – con diritto di rivalsa sui soggetti passivi – anche «per i fatti relativi all’omesso, ritardato o parziale versamento dell’imposta di soggiorno verificatisi in epoca antecedente all`entrata in vigore del Dl n. 34/2020, ossia alla data del 19 maggio 2020».

    La Cassazione (sentenza 9213) accoglie dunque il ricorso della rappresentante legale di una struttura alberghiera, condannata per peculato per essersi appropriata delle somme ricevute a titolo di tassa di soggiorno. In seguito alla riforma del 2020 il gestore di una struttura ricettiva rispondeva per mancato o ritardato pagamento delle somme relative alle imposte di soggiorno solo in sede amministrativo tributaria dopo il 19 maggio 2020, mentre prima di quella data l`accusa era il peculato. I giudici di legittimità escludono anche problemi di diritto intertemporale in merito alla possibile applicazione retroattiva delle sanzioni amministrative previste dalla novella, visto che per queste non vale il principio di irretroattività sancito dalla Costituzione per la materia penale.